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Metà dentro e metà fuori

06 Feb

Immagine

Il mio dialogo con lui è iniziato per  una immagine, quella in cui  Ugo rimane  esposto metà dentro e metà fuori…da qualsiasi sporgenza, porta, spigolo, scala. Per anni l’ho visto in quella posizione tanto che mi tornava in mente sempre in quel modo.

Pochi fatti formavano tutta la sua vita: l’abbandono da piccolo, l’incontro con mia nipote Giulia e quel modo imbarazzante di mostrarsi. Un modo impietoso verso se stesso che era pur sempre un gatto che aveva  la sapienza nel suo dna, ma lui vi aveva rinunciato  per amore di Giulia. Aveva giurato a se stesso che mai più sarebbe stato solo davanti al mondo come era successo in quel tempo interminabile sul tubo di scappamento dove lei l’aveva trovato, nella pineta a Specchiulla vicino ad Otranto.  Solo per lei metteva da parte le sue paranoie sulla potente minaccia che erano gli altri: mai lasciarsi avvicinare da loro, il loro tocco inceneritore come quello della medusa l’avrebbe annientato in un attimo. E allora ecco quella posizione rispetto all’imminente pericolo: immobile metà dentro e metà fuori, pronto a ritirarsi o ad avanzare.

Ma  quell’immobilità era tutta apparente: conoscevo bene la tensione del corpo che deve resistere alla paura, la concentrazione per fiutare il pericolo, la trappola invisibile delle forze opposte che ti comprimono di fronte al cambiamento. Ed è da questo sentire profondo che è iniziato il rispecchiamento tra me ed Ugo e la percezione di essere “sulla stessa barca”, di stare facendo un cammino comune, fatto di gioie e angosce, di piccoli riti  e di reciproco rispetto. E molte contraddizioni. Quella della libertà vissuta come trasgressione, come qualcosa di rubato: Ugo che va in pineta d’estate solo quando Giulia dorme.

Il rapporto difficile tra l’esigenza di un proprio spazio vitale e la dipendenza dal legame affettivo: Ugo che dalla finestra della casa al mare si sporge sul mondo,  sente la febbrile vitalità estiva nell’aria e soprattutto guarda cosa fanno gli altri gatti più liberi di lui.

Quando il desiderio di raggiungerli diventa così forte  lui comincia a sporgersi dal davanzale sempre di più fino a quando, proprio nel momento in cui sembra deciso a spiccare il salto, Giulia lo acciuffa per avvolgerlo ancora una volta  nel suo amore esclusivo e gli sussurra:

“Ma dove vai ?  E a me non pensi ?” E ancora:  Ugo si vergogna di pensare e quando lo fa finge di fare qualcos’altro. 

Quello che gli altri gatti fanno in cortile alla luce del sole, Ugo  per non destare sospetto, lo abbina ad altre attività, ha bisogno di una copertura.

Ma c’è un’altra salvifica corrispondenza tra umano e gatto: il corpo di Ugo è un sismografo  che registra i movimenti più nascosti proprio come quello femminile sensibilissimo nell’ascolto di un mondo interno per non perdere il contatto con la parte più profonda di sé, il proprio sentire originario.

scritto da Nicoletta Nuzzo  per  “Cronache di un gatto perfezionista” pubblicato nel 2006 da Manni 

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Pubblicato da su 06/02/2013 in racconto

 

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