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da Portami negli occhi

07 Feb

angel con caballitos de mar, claudia botero 2Tu
Allora ti ho toccato
ed era la prima volta
che toccavo qualcosa che non ero io.
O non ricordo
se sono stata davvero io per prima
mentre scendevamo
per le scale della tua città etrusca,
ti ho preso per mano
avevo fretta,
una fretta senza pensieri
come quando il mistero si offre inerme
e compatto dalle tue mani a tenere.

Domenica pomeriggio

Affogo nella tristezza
perché di te madre vedo le guance accese
e gli occhi illuminati
e so che questo attimo passerà,
è già passato.
Perché il sapore di questo cibo
è già lontano nelle vene,
perché l’armonia che ci fa sorridere
tra un po’ sarà distanza,
perché questo sonno tarda a venire.

Padre

Quella volta
non c’era la maschera
e quelli erano gli occhi di mio padre,
c’era solo lui nella stanza
il suo sguardo era rassegnato
perché non riusciva più a dirmi dei no
mentre lo incalzavo,
il suo sguardo era dolente
perché io sarei uscita dalla casa e
mi sarei confusa con il mondo.
Mi sembrò allora che in lui
tutto si fosse fermato per colpa mia.
Cominciò così la lunga catena
delle partenze e dei ritorni
per lui albero senza rami,
radice lontana senza frutti.

 

Da Portami negli occhi (Nicoletta Nuzzo, Rupe Mutevole 2011, pag.120)

immagine di Claudia Botero: “Angel con caballitos de mar”

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Pubblicato da su 07/02/2013 in poesia

 

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