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“Le parole per dirsi”

29 Mar

Catlin in Red (2001), Susan Lyon (1)Sul libro “Le parole per dirsi” di Silvana Sonno

Quando ho visto  l’ultimo libro di Silvana Sonno “Le parole per dirsi” ( Edizioni Era Nuova 2013) sul sessismo linguistico ho pensato che dovevo trovare il momento giusto per leggerlo, il tema da lei trattato avrebbe sicuramente evocato in me rabbia, impotenza…e la sensazione di vertigine che mi ero ripromessa di contenere dopo la tregua nel rapporto tra me e la parola scritta. Passo indietro.

La parola è stata per me il mio modo di dire io, di uscire dall’indistinto rispetto al divorante accudimento di mia madre ed all’aggressività del mondo di fuori…per tutta l’infanzia e l’adolescenza è stato un fiorire di poesie, diari, temi a scuola…poi con il femminismo negli anni ’70 la scoperta del “tradimento “ della parola, non ero io “l’universale” ma il maschile che mi raccontava a suo modo cioè  riflettendo su di me come in uno specchio i suoi desideri e bisogni. Ferita e risentita non volevo essere complice e così estrema com’ero per un decennio non ho più scritto di me. Autolesionismo. Avrei dovuto avere più fiducia nel mio sentire e con quello farmi spazio nella lingua nemica, cominciò comunque  la ricerca del mio “non detto” che ad alta voce nelle riunioni veniva accolto dalle altre donne. E così di donna in donna ho ritrovato lo “spirito materno” delle parole, quello che permette a loro e a me di generare significati che mi somiglino.

Penso che per declinare al femminile il codice linguistico maschile sia necessaria la costruzione di un immaginario simbolico femminile non solo grazie ai saperi  di una genealogia al femminile  ma anche liberando nella scrittura immagini e metafore più somiglianti a noi donne. Il pensare per immagini può produrre conseguenze concrete perché una metafora creduta e vissuta, attraverso la condivisione, può portare cambiamenti  di percezione di se stessi, degli altri e della realtà.

Non è un caso che  Aristotele nella Retorica sostenesse che gli schiavi non dovessero utilizzare un linguaggio elevato ma dovevano usare con i loro padroni un linguaggio semplice e dimesso. Se gli schiavi avessero utilizzato alcune metafore avrebbero potuto “trasportarsi”,  da un contesto relazionale ed epistemologico ad un altro….avrebbero potuto anche  immaginare di vivere da liberi.

 Le metafore, i racconti e le narrazioni si basano su collegamenti linguistici e immaginativi, che possono costruire visioni del mondo, diverse da  quelle esistenti. E’ cruciale liberare il nostro potenziale metaforico per non essere costrette in un’unica visione della realtà e in un’unica dimensione della cultura come è accaduto come in apnea con il “pensiero unico” di quest’ultimo ventennio.

Il libro di Silvana Sonno è imperdibile ed io gli auguro tutta la fortuna possibile perché in modo esemplare racconta di come la differenza sessuale non sia simbolizzata alla pari nella lingua italiana e di quanto la svalorizzazione del femminile (un esempio per tutti quello di “segretario e segretaria, dove il primo è connesso ad un ruolo importante dentro un partito, un’istituzione, un sindacato…mentre il secondo rimanda sempre ad una signorina addetta a sbrigare pratiche d’ufficio e fare il caffè per il ”suo” capo”) possa condizionare il corretto sviluppo dell’identità di genere nelle giovani.

La consapevolezza che emerge dal  libro di Silvana Sonno mobilità energie e rassicura su un percorso al femminile nel lingua. Anche questo come gli altri suoi libri ha una scrittura viva e intensa, ricca di un’esperienza sempre così elaborata e piena di sfumature che diventa “un ancoraggio” rispetto alle mie/nostre paure.

Nicoletta Nuzzo

INFO: Per ordinare “Le parole per dirsi” di Silvana Sonno rivolgersi a silvanasonno@libero.it oppure info@edizionieranuova.it oppure in tutte le  librerie su ordinazione

Silvana Sonno ha presentato “Le parole per dirsi” a Terni in collaborazione con il Centro Pari Opportunità del Comune di Terni, a Bastia Umbra presso la libreria Musica e Libri.

La prossima presentazione ci sarà il 6 aprile a Perugia, Sala della Vaccara  ore 17.00 con la presenza di Paola Falteri, docente di Antropologia Culturale all’Università di Perugia.

immagine di Susan Lyon, Catlin in Red (2001)

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3 risposte a ““Le parole per dirsi”

  1. silvana sonno

    29/03/2013 at 10:49

    Grazie cara Nicoletta per le parole di apprezzamento al mio libro. L’ho scritto con piacere e per piacere, ma anche con “spirito di servizio” rivolto sopratttto alle piú giovani perché possano giovarsene nella ricerca e costruzione di un Logos finalmente disponibile a “dire” la differenza/tutte le diffrrrnze.

     
  2. magazzinaggio

    16/05/2013 at 01:30

    Sono impressionato dalla qualit delle informazioni su questo sito. Ci sono un sacco di buone risorse qui. Sono sicuro che visiter di nuovo il vostro blog molto presto.

     

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