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“Parole da mangiare”

25 Mag

 Radici Frida Kahlo

Mangiare… ha qualcosa a che fare con il ricordo. “Mangiate e bevete in memoria di me…”

(Parole da mangiare di Rubem A. Alves)

“…Gli antichi, quando volevano predire il futuro,…non consultavano la testa, sede del discernimento; consultavano le viscere, sede dell’amore. Le previsioni più corrette, infatti, non scaturiscono da chi comprende meglio, ma da chi è in grado di amare di più.

…Gli altri consultavano viscere di animali; i portoghesi viscere umane. Di quali uomini? Di tutti? No. Di quelli sacrificati. Se si vuole predire il futuro, si consultino le viscere di chi sia stato sacrificato, di quanti si sacrificano.

E qualunque cosa ne emerga, la si prenda come profezia”.

(Antonio Vieira da Ideologia de Cultura  Brasileira di  Mota, Carlos Guilherme)

Tu Ugo in questi giorni hai voluto circondarti di distanze  e adesso anche tu piccolo gigante dai piedi di argilla cominci a sgretolarti, a franare su te stesso, a sbriciolarti… Miagoli continuamente perché vuoi  solo da  mangiare.

Allora in quei pomeriggi d’estate tu uscivi con Pina, di noi quattro la figlia più grande. Tutte e due dapprima in casa assorte nei gesti come di chi deve fare in fretta perché l’aria è pesante e  potrebbe soffocare. Poi eleganti con le vostre sciarpe di seta andavate a riprendere respiro davanti al mare e, piegandovi a raccogliere l’erba selvatica,  toccavate con le mani l’aria salata e la luce. E quante risate di complicità tra di voi che vi eravate liberate per un po’… e le parole che il vento vi riportava addosso sulle vesti, sul viso, sui capelli, erano di nuovo le vostre voci.

Quando mia madre e Pina tornavano a casa e sbattevano il portoncino, tu Ugo scappavi così di fretta che ti slittavano le zampe di dietro sul pavimento ma  poi, pietrificato, guardavi nella stanza perché volevi vedere, sapere a tutti i costi cos’era quella furia anche se il cuore  ti era arrivato in gola.

Là in cucina qualcosa stava succedendo:  i loro  piedi come gonfiati in radici grosse e contorte sembravano sollevare in alcuni punti il pavimento, l’aria era torbida per gli  sbuffi di vapore che uscivano da sotto i coperchi. Nelle pentole di acqua bollente loro con i mestoli  mandavano giù  le cicorie selvatiche sgocciolanti con le ultime foglie da strappare a pelo d’acqua. Si muovevano nella stanza come una cosa unica, un’onda  dove  le loro braccia s’intrecciavano e si scioglievano  velocemente.

Tu, mia madre,  eri stata la divinità che mi aveva creato, il tuo soffio vitale aveva fatto di me la creatura dei tuoi sogni: incorporea e perfetta… quando tempo dopo tutto cominciò ad addensarsi oscurandosi nella materia anche tu diventasti densa e oscura…poi tu cominciasti a rinnovare i fasti della nascita trasformando tutto in cibo per me, per noi due.  Quelle erano le tue parole per me, parole ritornate cibo, parole da mangiare che avrebbero riportato per sempre dentro di me l’onda calda della verità originaria.

Nicoletta Nuzzo

da Un gatto senza vanità, Rupe Mutevole 2010

immagine di Frida Kahlo, radici

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