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La parete

21 Giu

frida_kahlo_il_cervo

Quando la scrittrice Silvana Sonno mi ha parlato de La parete di Mar­len Hau­sho­fer  ho pensato …no non ce la posso fare…c’è una parete trasparente che compare improvvisamente e che la  protagonista  scopre intorno alla casa di montagna dove è andata in vacanza: al di là della parete c’è il paese dove persone ed animali sono pietrificati e nell’al di qua c’è lei con una mucca, un cane ed una gatta. Dunque un luogo “separato” dove rinnovare il patto con le forze che la circondano…pietrificare qualcosa che ci travolge per “vederlo e così “riscoprirlo a modo mio”, quante volte ho innalzato quella parete, ostacolo e riparo insieme, per concentrarmi su di me, per capire quello che sentivo invece di quello che dovevo sentire…Mi piace manifestare quello che provo ma nello stesso tempo molte volte mi sono trovata  a chiederne stupita a qualcun altro conferma…come se io da sola non fossi capace di nominare e distinguere… o meglio prevaleva la censura per la paura di provare qualcosa di “mostruoso” cioè di non consentito, e allora si trattava di recintare uno spazio, anche piccolissimo dove gli altri non potessero interrompermi ed io in quell’arena senza pace combattere la mia battaglia. E tutto questo non è avvenuto senza sensi di colpa per quello che avrei potuto fare se non avessi “perso tanto tempo così”…e adesso questo libro ad evocare e forse rinforzare l’inquietudine di quelle mie “distanze”…ho resistito un po’ e adesso che l’ho letto penso che La parete di Mar­len Hau­sho­fer  è uno di quei libri per cui c’è un prima e un dopo. E’ un diario, quasi un manuale per la ricchezza di dettagli utili per chi deve sopravvivere, è scritto con lucidità, senza retorica nel rapporto con sè, la natura e gli animali, ogni cosa si svela nella sua essenza: è il corpo a mettersi in contatto conoscitivo con le cose precedendo la consapevolezza: ”il mio cuore si era spaventato ancor prima che io mi rendessi conto…”.

Un sentire ed un sentirsi che rianima quella saggezza sepolta del corpo in cui le è di guida anche l’istintualità animale del cane Lince, “solo quando la nozione di una cosa si spande lentamente in tutto il corpo si sa veramente”.

Nicoletta Nuzzo

l’immagine è un’opera di Frida Kahlo, il cervo ferito

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Pubblicato da su 21/06/2013 in letture, racconto

 

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