RSS

La pizzica

22 Lug

 

Insieme a noi mia madre dichiarava guerra al Sud ed ai maschi in generale.

Non sopportava alcune manifestazioni di folclore, canzoni in dialetto e balli tradizionali, sapevano di campagna dove la grettezza era ancora peggio, le ricordavano tempi passati di miseria, di “scemaggini” di un’altra epoca.

Non le sarebbe piaciuto penso il Festival della” pizzica”, antica tarantella del Salento, che io e Pina abbiamo invece inseguito in questa estate.

Splendido il concerto in agosto nel castello di Acaia, vicino Lecce, musica travolgente e poi quel modo di suonare il tamburo: è un richiamo davvero primordiale per tutti, non solo per chi è stato morso dalla taranta  e si libera dal veleno calpestando ad ogni passo della pizzica il ragno velenoso.

Questa è, infatti,  la musica che i suonatori di chitarra,  violino, organetto, tamburello suonavano per giorni ininterrottamente per rompere la pietrificazione e  l’incantamento di chi era stato morso dal ragno, che erano per la maggior parte donne.

Le mostre sulle “tarantate” di Galatina ed i balli in piazza, lasciandosi andare sotto gli sguardi di tutti avrebbero  messo in imbarazzo mia madre, come se si fosse svelato qualcosa di suo, di personale in pubblico, miserie di famiglia che sarebbero dovute rimanere nascoste per decenza e per pudore.

Lei era  comunque contraddittoria nel suo rapporto con il Sud, come poi lo siamo state noi: un alternarsi continuo di incontri e  separazioni.

Quando lei veniva a Modena a casa mia e di Paola, si  meravigliava sempre della freddezza degli abitanti del nostro condominio ed anche della nostra che l’avevamo ormai imparata vivendo da tempo in quella città. Una volta era tornata imbestialita perché l’inquilina di fronte, in ascensore con lei, non solo non l’aveva salutata ma neanche guardata, le era sembrato un gesto davvero offensivo, come di disprezzo nei suoi confronti.

“ E poi anche voi vi chiudete in casa, vi tirate dietro la porta e basta. Ma se avete bisogno di qualcosa, se maisia vi capita niente come fate? Io non so se si può vivere così come bestie e neanche, perché le bestie vivono meglio”.

Nicoletta Nuzzo

(Frammenti estate 2000)

L’immagine è un’opera di Pina Nuzzo: “bambina e tarantata del 1961”, olio su cartone cm 80×70, 1994

Annunci
 
Lascia un commento

Pubblicato da su 22/07/2013 in raccontarsi, racconto

 

Tag: , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: