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Nel nome della Madre, della Figlia e… della Spirita Santa

04 Nov

particolare copertina

Ho letto Nel nome della Madre, della Figlia e… della Spirita Santa di Paola Zaretti, già nel titolo la forza e l’orgoglio di una parola/Verbo femminile e creatrice. Come il lungo raggio di un faro che tra luce ed ombra arriva dappertutto così la passione di Paola Zaretti femminista, filosofa e psicanalista risale e scende nel vuoto e pieno di un’onda che non si è mai sedata, quella delle donne. Mai sedata dopo Carla Lonzi e l’autocoscienza, mai sedata dopo Luce Irigaray e Speculum, mai sedata con Virginia Woolf  e Le tre Ghinee….prima il disordine di stare frammentate dentro ruoli precostituiti poi quello di sentirsi frammentarie dopo aver sciolto le vecchie alleanze e complicità con padri e mariti. Un  disordine in cui c’erano i fantasmi anche quello dell’altra che  eravamo state  e che faceva lo sgambetto, invalidava e non autorizzava e se la persecuzione diventava insistente non bastava la terapia dello stare tra donne ma ci voleva il distacco ed il controllo di un “mediatore di professione”, uno/a psicanalista. Spesso uno psicanalista che, come scrive Paola Zaretti continuava la Legge del Padre e così poteva guarire ma non liberare. Gli interrogativi nel libro sono allora perché con Irigaray filosofa e psicanalista era stato possibile una filosofia della differenza con Diotima e non era invece nata una psicanalisi della differenza? E se la psicanalisi ha bisogno della  filosofia poteva il femminismo fare a meno della psicanalisi come proponeva Luisa Muraro ne ”L’ordine simbolico della madre”?  L’affidamento, la disparità come da setting psicanalitico ma questa volta nel grande setting del movimento delle donne?

E di quale madre si parla? di quella idealizzata? …perchè poi conosciamo il nostro allontanamento da quella madre che porta lo scacco di aver seguito/subito la Legge del Padre.

Penso che a noi donne strette tra i fantasmi del passato e la fragilità del nuovo tocca accettare di vivere l’ambivalenza, diversa ma reale come quella che possiamo riscoprire nella madre che custodisce il nostro antico inizio, sublimando così il risentimento.

                                                                                                                                                      Nicoletta Nuzzo

Mi dissolvo

Il vuoto si è fatto breccia

ha eroso la linea che faceva contorno,

per un tratto breve

ma  lo slabbro adesso è di tutti

ed io ho solo due mani

per sedare l’uscita,

mi fanno male le ossa a furia di racchiudermi

a formare una strettoia

una serpentina

che restringa il flusso che transita

(Nicoletta Nuzzo, inedita 2013)

L’immagine è un particolare della  copertina  del libro, opera di Maria Micozzi, “Sovvertire l’ordine”, olio e inchiostri su tavola, 200×100

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