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“La signorina Greta e altre storie”

25 Mag

la signorina Greta e altre storiePresentazione di Nicoletta Nuzzo del libro di Silvana Sonno “La signorina Greta e altre storie” (Era Nuova Edizioni, 2014), presso la libreria Musica e Libri di Bastia Umbra, 24 maggio 2014

Sono  molto legata alla scrittura di Silvana perché in essa avverto una necessità forte, quella di stare nella verità di un percorso di vita. Per questo il suo narrare rivela una particolare profondità e originalità.

Gli stessi  Ringraziamenti alle lettrici e ai lettori   posti da Silvana Sonno all’inizio del libro sono un prologo di alto valore simbolico sul narrare. Lei rievoca il Tempo in cui ci si riuniva intorno al fuoco, “alle lucciole calde delle fiamme” per ascoltare o raccontare storie.

 E’ un Tempo scritto con la t maiuscola perché è presentato come un tempo di vita fondamentale per la comunità. Tempo di vita perché quando si racconta si vive. Nella vita sono compresi quindi anche lo spazio e il tempo per narrare: una particolare condizione dell’umano è infatti quella di percepire la vita  sotto forma narrativa, noi pensiamo per storie.

Per questo narrare intorno ad un fuoco anche ideale è  formativo: sia per i bambini che ascoltando racconti  imparano a vivere sia per noi adulti che così impariamo con le storie ad attraversare la vita, a comprendere le nostre esperienze  e ad offrirci nuove possibilità.

In particolare il narrare di Silvana si muove in una prospettiva trasformativa, perché non verbalizza semplicemente  il piano delle relazioni, ma con la sua elaborazione dell’esperienza permette a chi legge di agire riflessivamente sulle esperienze, in modo da agevolare processi di tras-formazione.

Le storie dunque concorrono prepotentemente alla formazione e all’evoluzione culturale dell’umanità. E quindi sono più che mai necessarie in una fase storica in cui è cruciale che uomini e donne riescano a comunicare nelle loro differenze di soggetti e possano evolvere insieme verso una civiltà duale che non si fondi sulla egemonia e rappresentazione di un solo sesso. E di questa evoluzione ho trovato traccia in alcuni racconti del libro come quello di Benedetta primavera   che narra di un maschile e femminile  diversi dagli stereotipi…in particolare nel racconto di Marta è evidente il cambiamento che il Novecento ha portato nelle modalità di relazione anche rispetto alla generazione dei nostri genitori: un uomo non più egocentrico e prepotente ma pronto al dialogo e alla tenerezza come il marito di Marta, Marta stessa complice ma anche capace di mantenere un proprio spazio vitale segreto in cui autorigenerarsi, in cui la primavera arriva “e la vita si riprende anche quello che sembrava appartenere definitivamente al gelo”.

I racconti di Silvana narrano di una soggettività femminile capace di slanci,  di guizzi di vitalità, di momenti di essere in cui cogliere la pienezza dell’appartenere alla vita al di là delle incrostazioni della routine. E’ quello che accade nel racconto Fammi un fischio dove la protagonista è coinvolta dalla passione per i fischietti di terracotta, dal direttore di un museo dove ve ne sono esposti a migliaia e antichi provenienti dalle varie parti del mondo…e la vitalità magica inesauribile di questi fischietti  contagia la protagonista e alimenta il suo  innamoramento per la vita.

… ”Una mirabile sintesi degli elementi primordiali: la terra, la creta, il fuoco delle fornaci, ma anche il calore delle mani che li hanno modellati, l’aria, il soffio umano che diventa suono attraverso il “pippio” con cui si fischia. E il miracolo avviene”.…uno strumento primordiale che trasforma il fiato in canto.

C’è poi un racconto per me molto speciale quello de Le lacrime della terra che evoca una questione che mi sta molto a cuore e che consiste nel fatto che non è mai esistito in alcun luogo un popolo senza racconto: per me questo popolo senza racconto è stato a lungo quello delle donne che a causa della cancellazione dalla storia politica, sociale, culturale non sono esistite.

Ho sempre sentito nella scrittura di Silvana (Le madri della patria. Donne e Risorgimento) la volontà di trarre dall’oscurità nomi e opere di donne “cancellate”. E ancora una volta ne Le lacrime della terra è narrata in modo sublime la civiltà della Grande Madre che il matricidio compiuto dal patriarcato sembrava aver sterminato definitivamente e che invece sopravvive in un fondo originario dentro ogni donna che si ponga in ascolto della sua parte più sacra e creativa. Nel racconto in un linguaggio poetico ma anche carico di drammaticità viene rievocato in tutta la sua sacralità quel principio femminile che dava ordine a tutto.

E’ stata l’archeologa lituana Maria Gimbutas (1921-1994) a studiare, attraverso il ritrovamento di tantissime statuine femminili, l’età neolitica (quasi 10.000 anni a. C.) come epoca in cui si era affermata una civiltà pacifica caratterizzata dal  culto per la Grande  Madre, divinità di nascita, morte e rigenerazione, organizzata socialmente in una struttura matrilineare che riconosceva alla donna, alla sacerdotessa, un enorme potere politico, sociale e religioso. Le donne erano dunque guide morali della comunità, presenti nei momenti cruciali della vita come nascita, cura e morte prima di diventare da  guaritrici streghe da perseguitare per cinque secoli con una demonizzazione non solo del corpo ma anche del loro sapere.

Ciò ha avuto come conseguenza l’espulsione dal sacro  inteso sia come ruolo attivo all’interno delle religioni che come ruolo simbolico a livello di Storie di creazione.

Narrare è davvero un’attività che ci aiuta a  dare e ricevere significato, a trasferire significati tra le persone e attraverso il tempo.

Così in Traslochi dove il tempo prende la forma della casa dell’infanzia, degli oggetti dell’infanzia trovati in cantina durante un trasloco. Struggente, commovente, indimenticabile la scrittura dà di nuovo corpo a visi, voci, emozioni di un tempo felice, perché scorre sereno senza solitudine sulla panchina del giardino dove nell’ora del vespro e nelle belle stagioni gli amici di passaggio si fermano e rassicurano con le loro frasi rituali sulla salute, sul tempo che passa… un tempo che scorre sereno nelle feste di fine anno in cui si gioca a tombola circondati dai dolci fatti in casa come le pinocchiate e “il torciglione della mamma, con la linguetta e le orecchie del musetto di serpe fatte con le mandorle”.…”Nei paesi si vive così: l’intimità domestica si interrompe con semplicità”

Con il racconto de La signorina Greta  la narrazione diventa surreale ed entra in una dimensione  tra sogno e realtà, quando il contatto con gli altri e la realtà è diventato insostenibile.

Così qui una scrittura sapiente ci riporta in una sorta di dormiveglia,in un  andirivieni temporale  che prende tutti i personaggi non solo Greta, personaggi divisi dal trauma del vivere tra un prima (quello dei loro desideri) e un dopo (quello della disillusione)…nell’abolizione del tempo, in un tempo sospeso sopra la realtà come quello dell’inconscio, la vita riacquista forma e calore e felicità.

Nicoletta Nuzzo

 

 

 

 

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2 risposte a ““La signorina Greta e altre storie”

  1. Donette

    23/05/2015 at 02:30

    Thanks for sharing your thoughts. I truly appreciate your efforts
    and I am waiting for your further post thank you
    once again.

     
  2. nicolettanuzzo2013

    24/05/2015 at 18:16

    Donette thank you!!!

     

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