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La caduta

22 Lug

DubaiPearls, megan roodenrys 1968

“La perdita della mia integrità fisica ha significato uno scivolamento in me stessa e nella mia presenza che mai avevo vissuto. Il mio corpo inascoltato mi ha fermato prima della consunzione, c’erano radici da recuperare perché tutto il resto potesse essere sostenuto e le radici erano il legame con la mia madre fisica e la mia madre simbolica. Stavo indagando su questo quando il mio corpo ha deciso che non poteva più sostenermi.

L’esperienza del dolore non è mai necessaria però insegna. Immette gradualità, ridimensiona, dilata, regola l’accettazione. Riporta il ritmo dello scorrere naturale dell’universo nel corpo. Prima della coscienza, nell’essere.”(Sara Pollice)

Leggo su Laboratorio Donnae questo scritto di Sara Pollice, non la conosco di persona ma le sue parole mi portano vicino a lei, mi interessano, mi riguardano, danno voce ad una fatica spesso invisibile e vissuta come una colpa personale e che è invece l’attrito, lo stridore, l’incrinarsi nell’ attraversare tanti strati di un immaginario popolato da fantasmi.

Quei fantasmi sono la mia zavorra un mondo di cartapesta che fa la sua figura di notte e mi fa sentire infantile anche di giorno. E allora penso che bisogna fare in fretta, molto in fretta e invece no…c’è un corpo che non sempre riesce a sostenerci, che cade e ci fa perdere quell’equilibrio che è tutto da cercare, cos’è un corpo che tradisce? O un corpo che ci protegge dalla sovraesposizione, dal nostro furore autodistruttivo per quanto liberatorio possa apparire?

C’è un‘intelligenza nell’essere che si muove prima della coscienza e che quando ci paralizza o ci fa perdere l’integrità fisica può sembrare minaccia ma è regolazione e gradualità come Sara scrive con preziosa e illuminante efficacia.

C’è un lavoro di trascrizione di ciò che dimora nella nostra  profondità che richiede tempo, molto più tempo di quanto con l’efficienza della ragione pensiamo, portare alla luce parti di sé occultate dall’educazione e dalla storia  è un’opera di archeologia minuziosa e paziente.

Nicoletta Nuzzo

 

La caduta

il fervore ha scavato i miei pori,

le parole sono passate

ed hanno dispiegato e teso i miei nervi,

me ne ero accorta dal rumore di vento delle vene,

ma non potevo fermarmi

adesso che la tempesta era uscita dal bicchiere,

quando sono caduta ero in punta di piedi sulla soglia

e il cibo mi sfiorava appena una gola contratta

da un presente infiammato e senza scuse

(Nicoletta Nuzzo)

immagine di Megan Roodenrys 1968

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2 risposte a “La caduta

  1. simonettaspinelli2013

    22/07/2014 at 12:02

    I tuoi scritti sono sempre un improvviso regalo

     
  2. nicolettanuzzo2013

    23/07/2014 at 16:04

    Grazie Simonetta per la tua bellissima accoglienza

     

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