RSS

Didentro

21 Ott

56_Catrin-Welz-SteinNon prevedo un matrimonio in abito bianco, né un figlio. Ma le donne sposano gli uomini e mettono al mondo i figli. E io che metterò al mondo? Io volevo mettere al mondo un ideale, una rivoluzione, un cambiamento. Io metto al mondo un cambiamento sì, tanto i figli non mancano.”

Così scrive Laura, giovane donna di 28 anni dell’Associazione 8marzo2012 di Tivoli su Laboratorio Donnae. E poi Laura si chiede “Ma sono lo stesso una donna? Anche senza un marito, un figlio? E che donna sono? Una femminista?”

E che donna sono? Quante volte me lo sono chiesta…sono una donna che ha accettato di perdere allontanandosi dagli stereotipi e da questa perdita  si è curata con le parole, dentro un linguaggio che è costruzione di doni… il figliare è stato per me  trasformare significati, accogliere le immagini che emergono quando riesco a fare il vuoto,  fare silenzio interiore eliminando ciò che è inessenziale. E’ un lavoro invisibile di smottamenti interiori, questo diventare vuoto per inaugurare un mio modo di essere mi fa ammalare e sentirmi come una partoriente: ho insonnia e mal di stomaco che a ondate mi annichiliscono e così ho bisogno di tempo e di cure continue.

Sto cercando la mia identità con determinazione, consapevole che il germe del mio essere ha bisogno di cure continue… ma mi arrampico a quel germoglio con tenacia” Così mi scrive la poeta Valentina Meloni, ed io come lei, come Laura sono una donna che desidera.

Mi viene in mente il libro della filosofa Luisa Muraro “Al mercato della felicità. La forza irrinunciabile del desiderio”…dove scrive che ” il reale non è indifferente al desiderio…Desiderio è la capacità di stare al mondo senza sottostare alle sue leggi”.

Desiderare non per il possesso di qualcosa ma come spinta vitale all’immaginazione.

Se ho bisogno di altre donne per nutrire e sostenere il mio germoglio di essere, non credano di avere dei diritti su di me quelle donne che ancora oggi fanno del proprio essere mogli, madri “perfette” una specie di superiorità o normalità imprescindibile.

Nicoletta Nuzzo 

 

Didentro

è gradito anche un mondo immaginario

che non oltrepassi la mia finestra

e accarezzi la mia fronte,

lì ci sono le  prime impronte

lasciate da un vivere immacolato,

lì ci sono i nomi che ho perso a figliare

dentro un sonno irrevocabile da sirena

Nicoletta Nuzzo

 

Il dipinto è di Catrin Welz Stein

 

Annunci
 
 

6 risposte a “Didentro

  1. Maria Abate

    22/10/2014 at 06:54

    Rivedo nelle tue parole la Nicoletta eterea che mi camminava accanto bambina. Il tuo eterno cercare oltre le cose, insofferente degli stereotipi … ma noi donne imperfette, donne e madri come le nostre madri, cerchiamo nei figli e, soprattutto, nelle figlie un’altra occasione per raggiungere un mondo migliore e “consapevole” che forse tu hai trovato …
    marisa

     
  2. nicolettanuzzo2013

    22/10/2014 at 07:58

    Cara Marisa, il filo che ci univa fin da bambine continua e ne sento ancora tutto il nutrimento di complicità ed amicizia, sono felice di averti ritrovata e sentirti così vicina nel mio percorso d’identità forte/fragile.

     
  3. nicolettanuzzo2013

    22/10/2014 at 07:59

    Cara Laura Grifi sono felice di questo nostro incontro, speciale per questa “catena di narrazioni di donne” che conforta la solitudine della mia ricerca di identità, nominare quello che viviamo è la possibilità di avere una storia oltre la cancellazione e questa messa al mondo di una storia a mio nome da poter condividere con le altre per me è vitale. La necessità è quella di un’identità possibile tra il prima e il dopo di un ‘900 in cui la soggettività, soprattutto femminile, è diventata una responsabilità cui non ci si può sottrarre.

     
  4. nanitavel

    23/10/2014 at 13:44

    Le impronte lasciate da un vivere immacolato, più di tutte hanno forgiato quel “didentro” che si fa confine di parola ma anche filo di unione tra le vite. Scoprire l’identità di genere e la propria soggettività è un percorso che unisce oggi molte donne, ritrovarsi nelle tue parole cara Nicoletta è vivere un’esplosione di identità in condivisione d’esperienze … Laura ho letto tutto d’un fiato quello che denunci con determinazione “Non avrei mai immaginato, che le mie parole di donna fossero il cambiamento che volevo mettere al mondo…” è tutto quello che volevo leggere da mesi e che qui oggi si è manifestato. Grazie

     
  5. nanitavel

    23/10/2014 at 14:05

    L’ha ribloggato su valentinamelonie ha commentato:
    Cara Nicoletta
    questo tuo scritto mi ha inchiodato a delle immagini ancora vive e dure da digerire. Ti ringrazio, le parole che scrivi hanno la tua delicata forma, come è naturale e giusto che sia, ma di più…hanno la tua sostanza, che cosa difficile da farsi… da “essere” questa sostanzialità della parola poetica.

    “lì ci sono i nomi che ho perso a figliare
    dentro un sonno irrevocabile da sirena”

    Questo tuo arrivare al centro di ogni cosa con naturalezza e grazia, ma con forza centripeta determinante e aggregante mi sorprende sempre e mi affascina. Mi commuovo a leggere…per chi ? Per me o per te? Per entrambe…

    “Se ho bisogno di altre donne per nutrire e sostenere il mio germoglio di essere, non credano di avere dei diritti su di me quelle donne che ancora oggi fanno del proprio essere mogli, madri “perfette” una specie di superiorità o normalità imprescindibile.”

    Hai detto, hai il coraggio della parola e anche dell’azione, quanto ho sofferto questa presunta inferiorità, in primo luogo con mia madre e poi con un’intera generazione di donne appese a delle certezze di marzapane. Sono quello che sono, imperfetta e perciò variabile imprescindibile alla sostanza delle cose. La natura si nutre dell’imperfezione per migliorare, così voglio fare anch’io, essere madre di me stessa e più ancora essere figlia dentro un sonno irrevocabile…da sirena.

    Valentina

     
  6. nicolettanuzzo2013

    23/10/2014 at 19:10

    “Mi commuovo a leggere…per chi ? Per me o per te? Per entrambe…” così mi scrivi cara Valentina e così è per me mentre la narrazione iniziata da Laura rimbalza nella condivisione con te/voi, di voce in voce sciogliendo l’angoscia della perdita di sé nella forza di un riconoscimento reciproco. “Non avrei mai immaginato, che le mie parole di donna fossero il cambiamento che volevo mettere al mondo…” così dice Laura, e quelle parole di donna, ognuna con le sue, sono già il cambiamento che vogliamo mettere al mondo: sono diventate percezione e sostanza mentre le abbiamo concepite e poi allevate e poi protette e poi dette e adesso scritte e tutto questo è proprio come scrivi mirabilmente tu Valentina un “ atto materno … anche per le parole-figlie che continuano a figliare dentro altri esseri dormienti e mai del tutto nati…” .

     

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: