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La lupa

24 Mag

1958 S. Maria al BagnoEssere disoccupata e fare la casalinga ancora ancora, fare la nonna ancora ancora ma scrivere per sé e per gli altri/e è ancora un tabù come quando Jane Austen scriveva nel soggiorno, stanza di passaggio, quasi a dire “è un passatempo senza bisogno di tanta concentrazione”, Emily Dickinson ha dovuto votarsi all’autoreclusione per mostrare questo suo fare in poesia.

Da alcuni anni mi dedico alla scrittura, è un dovere di fedeltà che ho con me stessa, con le mie inclinazioni e la mia ricerca di verità. Per questo la mia vita si è disciplinata al silenzio, alla lettura, a fare il vuoto dentro di me per “mettermi in ascolto”. Vivere dentro nidi di silenzio da cui nascono le mie poesie richiede solitudine ma anche un’opera di rifondazione di me per rinominare la realtà e questo mi sembra un gesto politico di una donna che vuole trovare la sua essenza, in autenticità al di fuori del senso comune.

Non è facile vivere al di fuori del senso comune, prendere decisioni non predeterminate dal contesto culturale circostante e per questo risultare strana e inclassificabile. Ci vuole un allenamento fisico e mentale che ho potuto esercitare grazie alla selvatichezza ereditata da mia madre, una lupa ferita ma mai addomesticata. Un lavoro intellettuale svolto al di fuori di un contesto ufficiale e quindi in un ambito domestico si trascina la coda di paglia del  “non fare niente” e sono poche  le donne illuminate che riescono a rispecchiarsi in questo lavoro di elaborazione, di autotrascendimento  verso “un ulteriore”.

Mi sembra che la maggior parte delle donne addirittura non perdoni all’altra il prendersi cura di sé, dai predicozzi diffusi rispunta ogni tanto il dovere essere, sembra quasi che senza una posizione sacrificale altruistica non ci possa essere riconoscimento…nel ruolo di vittime a condividere frustrazioni e recriminazioni sì ma quando si alza il tiro sulla propria evoluzione e unicità arriva l’unghiata di chi cerca di moderarti. Non ci sto.

La lupa

distoglievi lo sguardo quasi intimidita
da quel grappolo acceso di vite
che eravamo noi
e che aveva proliferato inarrestabile impietoso da te
quasi un torto alla tua natura racchiusa,
rivedo i tuoi occhi dolenti
di lupa graffiata nella sua acerba libertà,
porto ancora un petto poroso di piume astrali
e sono ancora intoccabile come te

Nicoletta Nuzzo

foto, Lecce, Santa Maria al Bagno,1958, mia madre, le mie sorelle e io

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1 Commento

Pubblicato da su 24/05/2015 in raccontarsi, scrittura

 

Una risposta a “La lupa

  1. Giuly

    26/05/2015 at 18:35

    Riconosco mia madre , grazie !

     

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