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Dita

21 Ago

Valeria Kotsareva

Da quando ho cercato un contatto con la parte più profonda di me mi sono ammalata di una malattia che ha cambiato spesso forma diventando spesso irraccontabile, un vero contrappasso per me che racconto tutto di me. Ho potuto sopportare alcuni miei sintomi soltanto accogliendoli come una struttura narrativa in una diversa autorappresentazione, diversa perché si sottraeva agli stereotipi della mia formazione e ai luoghi comuni predominanti su quello che ci si aspetta da una donna. Sono diventata più emotiva anche se questo è un termine di cui diffido molto perché spesso attribuito alle donne con una connotazione di debolezza che le “riduce” e svalorizza” e riferito a me lo trovo ingeneroso per tutti i predicozzi razionali e la buona volontà che ci metto per essere “brava”. Costruire un proprio spazio vitale comporta non solo ascoltarsi prendendosi cura di sé ma anche vivere una solitudine profonda…spesso sono le malattie che la evidenziano perché privandoci di abitudini ci fanno regredire ad uno stadio primordiale in cui non c’è controllo e la lotta con le forze matrici è impari. Non ci sono più i genitori, il marito, i figli ed il lavoro a dare l’immunità per questa solitudine, bisogna assumersene la responsabilità ed anche se per pochi attimi accettarla, solo così si allenta la morsa.

Dita
ho visto i miei piedi e le mie mani,
steli protesi che tra salite e rientranze
fanno un merletto,
un orlo di gentile pietà
per un corpo in bilico,
adesso il gemito è sordo
e mi prende all’improvviso,
ho sempre paura di non poter rispondere quando mi chiamate,
di non potervi raggiungere in quella stanza,
ma se parlate ad alta voce posso sentirvi anche da qui

Nicoletta Nuzzo

immagine di Valeria Kotsareva

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4 commenti

Pubblicato da su 21/08/2015 in poesia, raccontarsi, scrittura

 

4 risposte a “Dita

  1. elina

    25/08/2015 at 20:37

    grazie delle immagini che componi e scomponi, dei versi che portano in luce attimi di silenzio
    ti abbraccio
    elina

     
  2. Mariangela Ruggiu

    25/08/2015 at 22:30

    sono così vicina, Nicoletta, a queste tue parole… ma questa che sembra una fragilità può diventare una grande forza, può scaturire dall’incontro con sé stessi, incontro che avviene nel silenzio e nella solitudine, ma in questo silenzio conosciamo chi siamo, la nostra bellezza e i nostri limiti,
    solo la conoscenza genera la libertà e solo chi è libero ama

     
  3. nicolettanuzzo2013

    26/08/2015 at 11:24

    …la parola affiora e porta senso e gratitudine e umiltà…grazie Elina per la tua cara empatia, mi rincuora…

     
  4. nicolettanuzzo2013

    26/08/2015 at 11:42

    …ti sento Mariangela ed è un privilegio d’amicizia durante un cammino che porta solitudine, ma è una solitudine proprio come dici tu in cui si fa il vuoto di ciò che è inessenziale…è conoscenza incarnata…è dolore che chiede di essere pensato, trasformato, condiviso, grazie…

     

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