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Quella miseria femminile che sembra una condanna

09 Ago

ron gilad

 

C’è una miseria che è dell’umano che cova nel recinto del suo corpo, c’è una miseria più grande che è quella delle donne in schiavitù nel recinto delle mura. Ad ogni generazione ogni figlia ne chiede conto alla propria madre in un corpo a corpo infiammato da rabbia ma anche da disprezzo, le madri rimuovono “questo perché” restituendolo alla propria madre che a sua volta lo riporta  sempre più su fino all’inizio, fino al matricidio  che il padre ha commesso perché non poteva sostenere un altro sguardo, delle visceri che sapevano popolare  la Terra…e un delitto in famiglia è colpa di tutti ed è  da nascondere e così quel sangue materno è rimasto indifeso e intriso di vergogna. Ma la miseria è un’onda che si risolleva nella cadenza dell’essere, ricompare nell’affanno del prendere la parola, nel guardare di sbieco e con sospetto un’altra donna che più bella più brava ci potrebbe sostituire nella servitù, miseria è sprofondare nell’esclusione, in un vuoto senza radici, miseria è sopportare con la rinuncia la propria illibertà.

Ma per parlare delle cose importanti della vita abbiamo bisogno di una parola evocativa come quella dei linguaggi artistici, una parola che non sia solo definitoria ma feconda di futuro: questo miracolo di vita ulteriore, di credito ulteriore si può tentare nella relazione politica o amicale con altre donne significative. E così accade che entrando in una genealogia simbolica si può sentire e prefigurare un’autorevolezza femminile altra rispetto a quella a volte mortifera della propria madre e da lì rivederla con compassione.

                                                   Nicoletta Nuzzo

specchio, opera di Ron Gilad

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1 Commento

Pubblicato da su 09/08/2016 in politica

 

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Una risposta a “Quella miseria femminile che sembra una condanna

  1. Simonetta Spinelli

    09/08/2016 at 11:47

    E’ già il secondo post (v. “A cosa serve Maudie Fowler”) che ricordi alle donne che ti leggono quali dibattiti poco sfiorati, e mai approfonditi, hanno lasciato in sospeso. Grazie di averceli riproposti nella loro ineludibile necessità.

     

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