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Barocco sotto pelle

 barocco sotto pelle, Rupe Mutevole, 2016

Le poesie di Nicoletta mi hanno fatto rivivere quella cultura-progetto che parte da un recupero della cultura comune e non ha ansie di devastazione per tutto ciò che noi donne abbiamo vissuto, non solo nel Salento. Il tatto è strutturale in questa cultura e in questi vissuti : “ho tenuto a bagno le rose per imbiancarmi di solo profumo.” Così come la dichiarazione  di essere “una tavoletta di argilla piena di scrittura/già prima di nascere”.

La dimensione sociale e politica dei suoi testi  fa sempre  corpo, ancora il corpo come cerniera di conoscenza, con la chiarezza degli scritti e con il loro valore letterario. E se, per togliere “allo strappo delle acque” il potere di chiudere la sua via, si porta da sola “in una pace secca e mortale/ piena di argini per stare nel mio rango”, in  Ah che sarà Nicoletta interpreta il suo vivere come se la madre fosse ancora con lei: “sarà questo mettermi distesa sul letto ad aspettare,/sarà questo rimpicciolirmi nel tempo” e così via con una litania laica della sua esistenza che però costituisce nelle sue “bricioline di essere”, un grammo di vita: “faccio quello che mi piace,/a volte non dimentico il tempo compresso/e non ce la faccio ad essere divisa in due”. Ripercorre così l’antico problema dell’alienazione esistenziale e risolve il problema della consapevolezza di ciò che è sogno e ciò che è realtà in un Dormiveglia, dove Nicoletta esalta il suo rapporto con il mare rispetto al rapporto che gestiamo con altri essere umani: “i doni del mare arrivano sempre,/anche da lontano l’acqua sognata/convoca la spuma sulla pelle,/sento l’urto dell’abbondanza innalzare il respiro,/ portarmi all’affanno,/fidatevi di questa piena/che mi curva smemorata sulle mie gote accese”.

Dalla prefazione di Marisa Forcina

Prefazione di Marisa Forcina

Recensione di Pietro Romano

Commento di Giusi Ambrosio

Recensione di Elina Miticocchio

 

 

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