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recensione di Elina Miticocchio

recensione di Elina Miticocchio

Nicoletta Nuzzo con il suo libro di poesie barocco sotto pelle (Rupe Mutevole Edizioni, 2016) conduce un percorso e processo d’identità, un “ricamo” di esistenze che attraverso la parola di-segna il ritorno alla vita di ciascuno.
Mi colpisce profondamente come nell’invocazione della coscienza, nel ritornare ad un vissuto fatto di concretezza di oggetti, ricorra la pienezza e la contraddizione di un mondo sensibile, di un dolore scandito ma non ostentato.

Nella silloge diverse sono le soglie e le porte di comunicazione con il lettore.
Con versi, a volte brevi e dal linguaggio quasi ermetico, l’autrice ci accompagna e spinge a guardare un vissuto interiore che trova nella parola un porgersi verso l’altro, verso l’alto, fino all’attimo della creazione, fino a ritrovare i tesori del passato, di un barocco sotto pelle.
Appare tangibile come questa scrittura origini dalla ricerca costante di sé e dell’altro.
E’ evidente un senso di rinascita da un “nido di parole” che si fanno strade, vie, infine il proprio radicamento.
I versi sono concatenati, passaggi e viaggio.
Sono fecondità e terra di ritorno. In Semi leggiamo : “mio rametto di parole/trova casa qui da me,/c’è un corpo vagante tra fazzoletti neri e spighe,/ho messo il germoglio sotto il cuscino/ perché la mia testa lo possa scaldare,/ci sono già delle puntine di foglie che si arrampicano sulla pelle”.

pubblicato su IMMA(R)GINE~ esplorando la fonte

 

 

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