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Cronache di un gatto perfezionista

copertina Cronache di un gatto perfezionista

“Cronache di un gatto perfezionista” pubblicato nel 2006 per Manni Editori, postfazione di Lidia Campagnano, copertina di Vittorio Contaldo,  

Il fascino seduttivo dell’umanità felina di Rita Boini (Corriere dell’Umbria 2007)

Può sembrare una stravaganza da vecchia signora inglese scrivere un libro interamente dedicato a un gatto, ma Cronache di un gatto perfezionista, di Nicoletta Nuzzo, che invece è una ancora giovane signora con alle spalle e nel presente una solida carriera, è un libro serissimo sul filo di un ben preciso protagonista, Ugo, appunto, di nascita e di stato gatto, che nella sua felinità pare, almeno a noi, lo specchio dell’autrice, o almeno una scheggia di specchio in cui Nuzzo si vede e forse vede anche una parte di umanità, quella femminile almeno.

Ugo è un gatto ex randagio capitato, per caso e per sua fortuna, in un’ottima famiglia. Dove si è piazzato con disinvolta sicurezza, mostrando attaccamento ma non gratitudine, organizzando la sua vita nella nuova situazione, con sublime disinvoltura e totale indifferenza nei confronti delle esigenze dei suoi conviventi umani. Ugo in realtà è “il pronipote gatto” dell’autrice, il micio cioè della nipote Giulia. Ma Ugo, come tutti i gatti, ha sedotto, conquistato e tiene saldamente in pugno tutta la famiglia.

Di se stessa l’autrice scrive infatti, non a caso, di essere “in affido volontario a un gatto di nome Ugo, di grande libertà mentale”. Il testo del volume si snoda in una serie di capitoli, più o meno brevi in cui Ugo assume sovente tratti umani e invece, gli umani che gli stanno attorno, assumono sembianze feline. Gatti e umani si scambiano di ruolo, comunicano tra di loro con parole e miagolii, in un mondo in cui contano l’empatia, la capacità di immedesimarsi e di capirsi al volo. E per fare tutto questo cosa, chi meglio, come interlocutore, di un gatto? Proust, Hillman, Petrarca, la filosofia postmoderna sfilano, assieme al gatto, in questo libro che è anche colto, ma né pesante né pedante, ironico e leggero, capace di dire con lievità cose molto serie.

Perché, come scrive Lidia Campagnano nella prefazione, “Ammettiamolo: il gatto è una figura cruciale della cultura umana (e non è detto che sia vero il reciproco). La bibliografia sull’argomento sterminata, di solito inizia con la civiltà egizia e con un proverbio cinese un po’ supponente, secondo il quale il gatto è apparso nel mondo per dare all’umanità il piacere di accarezzare la tigre. Vale a dire la critica della gattità pecca degli stessi eccessi dell’adorazione compunta. Non così Nicoletta ed Ugo…”.

Metà dentro e metà fuori

Ugo sei tu il “Nudo rosa”

 

 

 

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