RSS

L’amore a nudo, monologo

Pomeriggio: è appena successo

Mi ha visto, mi ha visto, e non è stato un caso, ho deciso di dirglielo e così mi ha visto. Adesso è tutto rovinato. Ho sbagliato di nuovo lo so lo so, ma era inutile stare lì a giocare a nascondino, non ho retto la tensione e anche se era la cosa di me più brutta da far vedere, glielo ho detta e mi ha visto.

Potevo almeno dirlo meglio, non così per telefono, e ho infilato lì le parole insieme a tante altre cose, ma la confusione non ha aiutato, non ha attutito il colpo, peggio, ha reso tutto indistinto e solo quell’ombra appena arrivata sembrava importante, vera.

Ma è così anche per lui?

Forse sto esagerando, magari lui l’aveva già messa in conto, l’ombra, voglio dire. Adesso c’è di nuovo un prima e un dopo come in tutte le storie, proprio adesso che ero così vicina, ma proprio vicina alla mia storia perfetta.

Prima o poi sarebbe successo, era una questione di tempo. Ma perché dovevo essere proprio io a farlo per prima?… e non è stata una questione di fretta, se ci penso bene era una sfida: “tu dici di me tutte queste belle cose? Allora  guardami, guardami tutta”.

Perché dovrei farmi vedere a pezzi?

E perché dovrei farmi vedere tutta?

E perché devo mettere avanti la cosa più brutta prima del tempo?

Ho paura di sembrare falsa, di non essere proprio io ?  Che lui ami un’illusione e non me?

Ma perché ci sono dei confini così chiari tra ciò che è vero e ciò che s’immagina, e ciò che si desidera?

Se io ero la sua interprete preferita perché dare così importanza alla trama?

Quello che davvero conta è che lui voglia proprio me nella sua storia…e io sono così ambiziosa da voler  fare bene anche “ le parti brutte”?

Queste domande non mi portano da nessuna parte, perché io ritorno lì, mi sono impuntata su una sola frase “Sono una miserabile”. In questo momento questa è la cosa più forte che sento…che fare, che fare?

Questo farò: gli scriverò un biglietto con sopra proprio queste parole “sono una miserabile”, così lui saprà che io sono consapevole di me e di quello che è successo, e aggiungerò un’immagine di un quadro dove c’è una donna con un corpo grande, color pastello tra le nuvole, che è il corpo con cui vorrei mi vedesse di nuovo: abbastanza pesante per poter camminare e abbastanza leggero da potersi sollevare fino alle nuvole quando sono atterrata nella pesantezza come adesso.

E così  a lui rimarrà impressa  di me quest’immagine come ultima e non quell’ombra.

Sì, questo farò, domani, sì così può andare, con questa cosa da fare domani forse riesco a dormire.

 E’ notte

I pensieri ritornano a prima che succedesse: non so come  lui mi  immaginerà adesso. Non più Beatrice, né Rinascimento, né vesti infiorate di Botticelli, il volto diventa la maschera di Cyrano e sulle fredde  pareti della mia stanza è già comparso “l’insetto” di Kafka.

Mi viene persino da sorridere…con la mia esperienza dovrei essere un po’ saggia e sapere che tutto questo sconvolgimento è solo una questione di pudore, e di angoscia, che succede quando l’amore ci mette a nudo non solo davanti a noi stessi ma anche davanti a quell’altro o altra con cui vorremmo fare bella figura.

E invece basta poco per sentirsi esposti, per provare la vergogna della peggiore figura possibile anche per una stupidaggine.

Noi esseri umani siamo fatti così: ci teniamo “al bello”, a fare una bella figura, è quasi una specie di ossessione.

Se fossimo dei granchi…cioè se io fossi un granchio soffrirei di meno per questo problema del bello. Perché se c’è un essere che del bello non gli può fregare di meno, quello è il granchio. Se c’è uno che non ha problemi esistenziali, che non ha dubbi tra l’essere e l’apparire è proprio il granchio.

Se uno al mare li osserva, lo capisce subito.

Quello strano marchingegno che è il loro corpo sembra proprio antiquato, come se per millenni l’estetica fosse stata l’ultima delle loro preoccupazioni e nei granchi anziani la bruttezza – ingrandita dalle dimensioni-  lascia davvero senza parole. Ed in questi si nota ancora di più quello che io invidio a loro: la disinvoltura, la noncuranza che non è superbia ma un modo per rendersi più facile e leggera la vita. Si comportano come se non dovessero dimostrare niente a nessuno, e ciò colpisce visto che sono così incolori e sgraziati che qualche velleità di doversi mostrare belli in qualche altro campo dovrebbe pure pungolarli.

Sembrano quelle donne anziane che non dovendo più conquistare nessuno, possono finalmente godere della libertà di dire, fare e apparire come più piace  loro…e come una donna anziana che attraversa il centro della sua città in ciabatte, con la sicurezza di uno che non ha niente da perdere, così lui il granchio  attraversa gli scogli, e sotto il sole rovente è più nudo che mai, la sua bruttezza addirittura sembra luccicare, ma lui non rinuncia al suo diritto di essere ed è tanto disinvolto da suscitare allegria e simpatia, perché così succede quando si è apertamente e pienamente se stessi.

Così loro, brutti e sgraziati, si muovono senza tensione con la tranquillità e fiducia di chi  vive nella ricchezza, altro che miserabili!

L’amore a nudo è una cosa difficile…. Vivo intrappolata nelle mie viscere e là dentro ritorno piccola, non ho le certezze di  un granchio ma conosco le difficoltà di un piccolo essere: sono l’animaletto della conchiglia, è stato quell’animaletto che io ti ho mostrato questo pomeriggio, tu l’hai visto e non so se se mi vorrai ancora, se ti sei spaventato. Il problema è che io mi spavento di questo.

Forse ti ho disgustato, ma il problema è che io mi disgusto per questo.

E a volte  sono contratta, paralizzata e confusa dalla magia della madreperla e dalla bruttezza di quell’animaletto.

Mattino

Mi sveglio stordita, non riesco a sentirmi unita… poi si ridistribuiscono  come ogni giorno presenze e assenze che diventano il mio peso particolare, il peso del mio essere, sono già stanca…e tornano i pensieri di me e di te, che sarà di noi? Diventeremo invisibili nella certezza quotidiana?

Fluttueremo nell’attesa per poi riemergere coi nostri corpi nei ritorni?

Avremo l’uno per l’altro la  fedeltà e l’amicizia del testimone?…

Beati i granchi che leggeri mangiano erbette profumate davanti al mare.

 

Racconto di Nicoletta Nuzzo pubblicato sulla rivista letteraria “l’immaginazione” Manni Editori 2007

immagine di Cynthia Lund Torrol

Annunci
 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: