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Della tenerezza e della crudeltà di Antonella Giacon

Della tenerezza e della crudeltà  di Antonella Giacon

 

Da parecchi mesi tengo il libro di Nicoletta sul tavolo, non il tavolo dello studio, ma del soggiorno cucina, dove oltre a scrivere mangio. Lo dico per verità e anche perchè penso che un po’ a Nicoletta faccia piacere saperlo. Nicoletta ed io facciamo parte di quella generazione di donne che hanno avuto il grande privilegio di possedere se non una stanza, almeno uno spazio tutto per sé, ma che avendolo conquistato e raggiunto hanno deciso di non renderlo luogo separato dalla vita, piuttosto una sorta di centro-accoglienza per il proprio sé e quello degli altri. Un luogo dove, dice Nicoletta in scritture sue precedenti, la parola si fa cibo, anzi a volte nutre molto più di esso.

E’ bello pensare che Nicoletta con straordinario senso di ospitalità ci abbia accolto nella sua casa più vera, nel suo rifugio segreto che ci mostra fin dalla prima pagina utilizzando le parole della scrittrice Etty Hillesum “(…) poche tenere pennellate e il grande spazio tutt’intorno, non un vuoto, ma uno spazio che si potrebbe definire piuttosto ricco d’anima”(Diario 1941-1943).

Ecco, niente di superfluo, nulla che non abbia un senso, ma allo stesso tempo  questo pieno di senso è semplice, la stessa miracolosa semplicità che possiedono i giardini Zen, le stampe orientali. Andiamo ora a visitarne le stanze ciascuna delle quali ci racconterà una storia strettamente collegata a quella delle altre.

La prima stanza si chiama MADRE. Non è molto ampia, ma possiede vibrazioni potenti (LUNA: Tu Signora delle maree/tu Signora del Pieno e del Vuoto/tu Signora del Prima e del Dopo/tu Signora delle rose/fa’ che io tocchi la tua veste/e accarezzi l’intreccio dei tuoi piedi.pag.21).

In questo spazio intuiamo appartenenze, identificazioni, esili, dolorosi distacchi, vissuti come necessità che vanno ben oltre le parole e sono ancora alla ricerca di significati.

La seconda stanza si chiama MARE. In essa percepiamo il battito del cuore, il respiro, la sostanza di cui la poesia di Nicoletta è intessuta. Qui, nella stanza azzurra, sembra tutto calmo e raccolto, chiuso in sé, ma in questa quiete apparente si percepisce l’eco, il richiamo di un altro sé di cui conserviamo tracce di conoscenza (SIRENA: Incantami sirena e portami di nuovo con te/nella furia e nell’abbandono dei tuoi viaggi./E il mio corpo è di acqua e di argento./Lasciami sirena/della terra voglio il battito./Riprendimi  ancora/il tuo pianto sussurra nell’acqua e non mi dà pace./Ascoltami ascoltami te li dirò i nomi/e non solo il canto. pag.35).

La terza è la stanza D’AMORE. E’ una stanza affollata di presenze, del passato e del presente ed è pervasa del miracolo dell’incontro, ciò che misteriosamente ci fa riconoscere diversi dall’altro, ma al tempo stesso ci fa desiderare il contatto. Un contatto sottile, dove gli spazi abbiano la stessa qualità del respiro o dell’onda.(PORTAMI NEGLI OCCHI: Portami negli occhi/e tienimi vicina/e tienimi lontana/come/dentro un’onda.pag.60).Un incontro “trasparente” dove il prima e il dopo sono annullati nel riconoscimento dell’affinità e l’accoglimento di fragilità e incongruenze (AMICHE: Con voi che  amate/anche il rovescio del ricamo,/con voi l’ingenuità poetica/della vita trasparente,/

vicina a voi/senza prima né dopo/nel medesimo istante./Baci.pag.52).

Ed eccoci alla stanza del TEMPO. In questa stanza ritroviamo una nostra vecchia conoscenza :Ugo, il gatto protagonista dei due libri precedenti di Nicoletta ”Un gatto senza vanità”(2010) e “Cronache di un gatto perfezionista”(2006). Ugo, in questa poesia risulta per le cronache ancora miracolosamente vivo, in salute e impegnato   nel suo personale percorso di conoscenza, insieme a Nicoletta, è ovvio (ESTATE: “chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo”,/ beh faceva caldo/ ed io mi beavo dell’aria profumata di tigli e gelsomino/ e in testa c’avevo la birra gelata/ che mi sarei bevuta prima di tornare a casa…/ Ugo è qui sul davanzale che ascolta il jazz che arriva dalle/ finestre aperte dei vicini,/ fa l’indifferente/ e non ha nessuna voglia di parlare…pag.70).

Credo che questa poesia possa rendere bene l’idea di uno scorrere del tempo a volte percepito ,ma a volte anche impercepibile nell’attenzione al “qui e ora” che quando ,raramente purtroppo, si riesce a raggiungere permette la costante presenza nell’istante che in noi pulsa.

Come abbiamo detto, la presenza di Ugo non può non portarci alla prossima stanza, RECHERCHE che si presenta a fianco di un’altra, CAMBIO. Qui ci sono la paura e il coraggio , fidi compagni della trasformazione , ciò che ti porta a scegliere l’incerto per il certo, il difficile al posto del facile, il lavoro oscuro al posto del “nulla della ripetizione”, l’essere al posto del ruolo, laddove l’essere, soprattutto parlando di essere al femminile rappresenta una cifra ancora molto da investigare.

Ed eccoci arrivati ,almeno per il momento alla fine della nostra visita. Siamo giunti, giunte alla stanza PREGHIERA.E’ giusto che Nicoletta abbia scelto di farcela visitare per ultima. Perchè in questo luogo di raccoglimento prima di uscire lei ci consegna un viatico che così come ha valore per lei, può avere un  grande valore per noi, tutti e tutte noi.(E  COSI’ SIA : che non tremi come la prima volta davanti al disgusto/che non sia sola davanti al salto/che possa imparare da tutto quello che mi circonda/visibile e invisibile/che sia ancora possibile per me l’intero.pag.109).

Che sia possibile per noi ancora l’intero, questa è una preghiera piena di tenerezza che in tempi così duri e crudeli risuona fortissima e diventa augurio di una presenza nel mondo dove le nostre parole siano pane di significato per noi stessi e chi abbiamo accanto.

Un grazie sentito a Nicoletta per la sua opera nel mondo della vita e della Parola

                                                                                                       Antonella Giacon, scrittrice e poeta

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