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Mio padre


Mio padre

arriverà pomeriggio
uscirò dalle lenzuola
e saranno ancora vecchie queste mie cose
che si ripetono uguali insieme al caffè e alle pastarelle,
il corpo a orologeria ha messo a punto il mio nucleo cerebrale,
mi ipnotizza il tic tac
e cedo alla mania regolare dell’inedia,
mio padre cercava un unguento per farmi cambiare,
innocuo ma struggente il suo ossigeno sulla mia pelle

Nicoletta Nuzzo

 
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Pubblicato da su 20/03/2017 in poesia

 

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Scacco

Scacco 

C’è una miseria che è dell’umano
che cova nel recinto del suo corpo,
c’è una miseria più grande
che è quella delle donne in schiavitù nel recinto delle mura.

Ad ogni generazione ogni figlia
ne chiede conto alla propria madre
in un corpo a corpo infiammato da rabbia ma anche da disprezzo,
le madri rimuovono “questo perché”
restituendolo alla propria madre
che a sua volta lo riporta sempre più su fino all’inizio,
fino al matricidio che il padre ha commesso
perché non poteva sostenere un altro sguardo,
delle visceri che sapevano popolare la Terra…
e un delitto in famiglia è colpa di tutti
ed è da nascondere
e così quel sangue materno è rimasto indifeso e intriso di vergogna.

Ma la miseria è un’onda
che si risolleva nella cadenza dell’essere,
ricompare nell’affanno del prendere la parola,
nel guardare di sbieco e con sospetto un’altra donna
che più bella più brava ci potrebbe sostituire nella servitù,
miseria è sprofondare nell’esclusione,
in un vuoto senza radici,
miseria è sopportare con la rinuncia la propria illibertà.

Nicoletta Nuzzo

 

opera di Elaine Despins. “SQ1″, 76 x 76 cm / 30 x 30”

 
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Pubblicato da su 15/03/2017 in incontri, politica, raccontarsi

 

“Le stanze del vento”

 

copertina-di-le-stanze-del-vento

Nicoletta Nuzzo per “Le stanze del vento”(SECOP edizioni, 2016) di Elina Miticocchio

Come per un incantesimo della Fata Buona le dita di Elina Miticocchio gemmano rami-parole che portano promesse di fioritura, di stupore dinanzi alla forma che si sprigiona e appare.  Ci sono tre generazioni di donne, la sua, quella della madre e della nonna ad intrecciare l’ordito “dell’essere in volo” dentro ad un vento che sguscia e poi ritorna alle stanze della memoria, un vento che innalza al cielo come in un quadro di Marc Chagall: “se alzo un dito mi raggiungono fenicotteri rosa/mongolfiere e astronavi da farmi girare la testa”.

Il vento-anima toglie peso alla materia che ci atterra nel soffrire: “Vorrei chiudere il cerchio/aprirmi la fronte/farmi adesso acqua e marina.” E non c’è addio nel per sempre dell’infanzia, il padre è per sempre ed Elina sa dove trovarlo: ”Stavi ore e ore nella stanza colma di libri”…”e in fondo un gran rumore muoveva l’aria/i pensieri si facevano sottili come pesci”. E basta la luce di una lanterna per vedere il disegno delle tracce scomposte, c’è cura e fiducia e preghiera in “un poco” che è particella che illumina ogni cosa: “ora cammino e invento/piccole lanterne e preghiere/per rischiarare il buio della casa”.

Salvifica è la consapevolezza di essere nata alla vita senza riserve: “Sono un disegno che non sbiadisce”… “Rinasco al battito materno/Che in me disegnò/Stelle della via lattea”…”Mi fiorisco ancora”…”Il dono di me appare.”

 

immagine, copertina del libro “Come un albero” di Anna Redaelli

 
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Pubblicato da su 22/01/2017 in poesia

 

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Terremoto

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sul lago le così piccole anatre si aprono il varco,
prendono orgoglio dal fruscio dell’acqua
che si dimezza al loro incedere,
il loro cuore si effonde forte
ma pensa temerario “sono una matrona scolpita tra fragili ali”,
così m’immaginavo io,
ma stamattina sono appena accaduta
e non riesco a staccare parole dal mio tronco disseminato

Perugia 2016, Nicoletta Nuzzo

 
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Pubblicato da su 01/11/2016 in poesia

 

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Quella miseria femminile che sembra una condanna

ron gilad

 

C’è una miseria che è dell’umano che cova nel recinto del suo corpo, c’è una miseria più grande che è quella delle donne in schiavitù nel recinto delle mura. Ad ogni generazione ogni figlia ne chiede conto alla propria madre in un corpo a corpo infiammato da rabbia ma anche da disprezzo, le madri rimuovono “questo perché” restituendolo alla propria madre che a sua volta lo riporta  sempre più su fino all’inizio, fino al matricidio  che il padre ha commesso perché non poteva sostenere un altro sguardo, delle visceri che sapevano popolare  la Terra…e un delitto in famiglia è colpa di tutti ed è  da nascondere e così quel sangue materno è rimasto indifeso e intriso di vergogna. Ma la miseria è un’onda che si risolleva nella cadenza dell’essere, ricompare nell’affanno del prendere la parola, nel guardare di sbieco e con sospetto un’altra donna che più bella più brava ci potrebbe sostituire nella servitù, miseria è sprofondare nell’esclusione, in un vuoto senza radici, miseria è sopportare con la rinuncia la propria illibertà.

Ma per parlare delle cose importanti della vita abbiamo bisogno di una parola evocativa come quella dei linguaggi artistici, una parola che non sia solo definitoria ma feconda di futuro: questo miracolo di vita ulteriore, di credito ulteriore si può tentare nella relazione politica o amicale con altre donne significative. E così accade che entrando in una genealogia simbolica si può sentire e prefigurare un’autorevolezza femminile altra rispetto a quella a volte mortifera della propria madre e da lì rivederla con compassione.

                                                   Nicoletta Nuzzo

specchio, opera di Ron Gilad

 
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Pubblicato da su 09/08/2016 in politica

 

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